CataliticA black: suicidi.

osservatorio sul tema e sui media a cura di jackres

Disclaimer

Ove possibile per ogni testo qui riportato sono indicati autore e testata di provenienza.
Che entrambi non se ne abbiano a male per la riproduzione poiché questo blog, nell'intento di tracciare un quadro il più completo possibile dell'argomento, non può prescindere dalla scelta di riprodurre testi, con l'auspicio che possa diventare un valido e libero strumento di consultazione ed approfondimento per tutti gli interessati e non solo.

Archivio

oggi
novembre 2007
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005

Staff

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

:le case di CataliticA:

>orange: il blog!
>green: le foto!
>blue: le regole!
>Blogfriends

Supporti

Per Splinder
visitato *loading* volte

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

 
lunedì, 19 novembre 2007
Il cuore malato della Valtellina, prima per benessere e depressione

[1-6 precipitazione, 2-1 italia, 3-6 luoghi, 4-1 temi e opinioni, 4-2 statistiche sondaggi]

(di BRUNO VENTAVOLI, La Stampa) SONDRIO. Sì, da quel ponte la gente si butta giù. Lo confermano tutti con discrezione, con un'ombra di mestizia nello sguardo. Il ponte varca il torrente Valfontana vicino a Castionetto, sotto rocce e acqua gelida. Un ragazzo del paese, più o meno 2000 anime, campi e bestiame, ricorda ancora il giorno di qualche anno fa quando una ragazzina andò lì in bicicletta e si lanciò nel vuoto, forse per paura di una brutta pagella. Altre volte sono stati amori andati male, magagne del lavoro, o l'insopportabile banalità della vita quotidiana a spingere gente qualunque, d’ogni età, a togliersi la vita. E di viadotti così, come quello sul Mallero, all'entrata di Sondrio, o spunzoni di roccia che si protendono verso il nulla, ce ne sono parecchi in Valtellina. Perché questa zona detiene il primato in Italia per densità di suicidi. Nel 2005 sono stati 10 su 100mila, negli anni prima 16, 19, 30. Contro una media nazionale intorno ai 6. Quindi anche cinque volte tanto. Come in Ungheria, nel grande Nord, o in Russia, se non peggio.
 
E pensare che la Valtellina, e Sondrio, il suo capoluogo, ogni anno sono anche ai primi posti nelle classifiche di benessere, qualità della vita, tranquillità sociale. Naturalmente i numeri e le classifiche non sempre riescono a fotografare la complessità della vita e le ferite dell'animo. Mario Ballantini, direttore del Dipartimento di Psichiatria nell’azienda ospedaliera Valtellina e Valchiavenna, dice di prendere le statistiche con le molle. E che è vano cercare i moventi di questa epidemia silenziosa nell’ambiente. «Il suicidio è un fenomeno complesso, non c'è mai una causalità lineare - spiega -, e men che meno ragioni ambientali. Alla base c'è la solitudine, la depressione, e anche l'alcolismo, un fattore trascurato ma devastante. In queste zone si beve moltissimo, un tempo l'abitudine al vino era socialmente integrata, correlata allo sforzo fisico, alla comunicazione tra gli esseri umani. Ora la bottiglia è spesso un facile tentativo per sfuggire alla depressione».
 
La fatica dei monti, la lotta impari con la natura matrigna, sembrano appartenere a un lontano passato. Vedi serpentoni di Suv e macchinoni per le strade, case nuove che s’inerpicano sui pendii come mirtilli, sequenze infinite di capannoni industriali sul fondo valle, stazioni sciistiche famose. Qui la montagna non muore di povertà. E’ diversa la malattia che la corrode dall’interno. Se alzi gli occhi al cielo le vette sono bellissime, i prati, le foreste, la neve. Se abbassi lo sguardo, le opere dell’uomo sono orrende. Come se fossero sorte per rispondere a un'improvvisa fame di ricchezza, di operosità, senza un progetto comune, senza armonia con la natura. La modernità ha stuprato il paesaggio. E forse in quest'opulenza superficiale e aggressiva si riverbera il disagio muto degli esseri umani, con la loro solitudine irrisolta.
 
Giovanna Bellandi fa parte di un'associazione, l’Asis, che gira le valli ad assistere famigliari che hanno avuto un lutto, a spiegare che la depressione si può curare. «Non credo che le montagne spingano al suicidio, come talvolta si dice. E' un falso mito. Al suicidio si arriva per lucida disperazione. Noi andiamo nei paesi invitando i superstiti di un lutto a sedare il dolore, a discutere, a rivolgersi a medici e specialisti. Ma il dialogo è la cosa più ardua, l'introversione è un carattere costituivo di questa gente. Sono abituati da secoli a tenersi dentro problemi, fatiche, disperazioni. Ogni tanto questo peso interiore esplode, e si traduce in un gesto estremo di rifiuto del vivere».
 
La maggior parte dei suicidi sono uomini, adulti. Ma il fenomeno cresce tra giovani e adolescenti, i figli di questa società ricca e moderna. E’ la spia di un inedito allarme sociale? Sondrio e la Valtellina, fortunatamente, non conoscono ancora i problemi e le violenze delle grandi metropoli. Non ci sono gang, la droga è limitata, il bullismo quasi inesistente. Qui il problema è forse opposto. L'emergenza è la quiete, il silenzio, il torpore della provincia. Sondrio ha 22mila abitanti, due banche ricche e influenti, centrali idroelettriche, solida maggioranza leghista. Ma se giri per le strada la sera non c'è nulla. Solo tantissimi bar. Non c’è un cinema, neanche un teatro. Le mode paiono sempre arrivare un anno dopo. I giovani, ovviamente, s’annoiano, vogliono spostarsi, migrare altrove. «Ma non è solo questione di divertimento, c'è il disagio di nuove generazioni che non sanno più a che futuro guardare» dice Ivan Fassin, ex preside di liceo, antropologo, ricercatore presso il centro studi della Cisl. «I giovani per esempio studiano mediamente più di quello che è richiesto. Molti frequentano l'università e poi non trovano posti adeguati alle loro conoscenze. Il mercato del lavoro è regolato più dalle conoscenze famigliari che dalla competenza. E questo provoca disagio. Sondrio, e ancor più le valli, soffrono la modernità. Qui la ricchezza è arrivata a palate, ma si è dispersa in mille rivoli, anche per inadempienza della classe dirigente. Manca una cultura civica, tutto si ferma al particolare. E questa atmosfera può essere molto soffocante per le nuove generazioni. Il disagio giovanile cresce in maniera allarmante. E in certi casi il suicidio può essere una estrema di fuga. Non mi stupirei che molte delle cosiddette stragi del sabato sera, gli incidenti a 200 km all'ora sui macchinoni del papà, non siano criptosuicidi mascherati».
 

Postato da: jackres a 16:44 | permalink | commenti (4)


Commenti
#1   06 Dicembre 2007 - 16:23
 
ti ho trovato cercando suicidio su splinder. direi che è un ottimo blog.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente artemisia80

#2   01 Marzo 2008 - 01:20
 
interesting and original topic.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente fotosenigallia

#3   23 Ottobre 2008 - 02:01
 
Devo dissentire su un paio di punti.
Dubito che le corse in auto a 200 all'ora siano "criptosuicidi" mascherati ma solo la ricerca di emozioni e del potere che sembra darti una cosa del genere (come per tutti al mondo d'altronde).
La ricchezza è arrivata a "palate" ma dato che siamo gente abbastanza particolare probabilmente non sono investiti nella maniera giusta ma nascosti sotto un materasso o in qualche anfratto di qualche cantina.
Soffriamo la modernità semplicemente perchè non la vogliamo, tutto ciò che ci butta fuori dalla nostra zona di confort ci disturba.
Un teatro c'è, e lo stanno riaprendo, il cinema c'è, piccolo modesto ma c'è. E se proprio prorpio non vi piace spostandovi di 30 km sia verso tirano che verso morbegno ne potete trovare due/tre, se poi volete le multisale ci dobbiamo attrezzare.
Ha ragione la signora Bellandi quando dice che il problema più grande è l'introversione. "Noi siamo così, ci bastiamo da noi, la confidenza fa perdere il rispetto, e tutti sono nemici che vogliono rubarti qualcosa" e non sono parole mie.
Chiusura mentale, è questo il problema dei Valtellinesi, soprattutto degli adulti che così facendo soffocano i più giovani che cresceranno esattamente come loro. Chi è più estroverso viene marchiato come poco di buono, "farfallone" o addirittura "zoc...a" .
Provate voi a vivere in un posto dove qualsiasi cosa fai qualsiasi cosa metti qualsiasi cosa dici viene pesata 100 volte e dove le chiacchere riportate di bocca in bocca sono più importanti di ciò che dici tu.
A qualcuno scivola, a qualcuno pesa. E il peso delle chiacchere e la vita che ti sta stretta unito al non poterne parlare perchè è segno di debolezza a volte portano a gesti estremi per cui siamo diventati famosi....speriamo chele nuove generazioni vadano pian piano smorzando questa chiusura...ma da ciò che vedo non credo sarà così, resteremo sempre noi, perchè per cambiare ci vuole la volontà, e quella qui non c'è.
Una Valtellinese.
utente anonimo

#4   26 Novembre 2008 - 03:31
 
ma xkè qsto sito è fermo al 2007 ? E' un vero peccato!
utente anonimo

Commenti